Il letto è diventato mare

Sono le 12.20 e ho appena riempito di prosecco la mia tazza di caffè. Sono nella mia nuova casa e i miei nuovi vicini sono le campane e degli uccellini che iniziano a cantare alle 3.30 del mattino.

Sono sempre stata un fantasma di città e questo contesto paesano mi sta regalando, piano piano, una versione della vita completamente diversa da tutto ciò che conoscevo. Qui le generazioni sono facilmente distinguibili e così lo scorrere del tempo, qui non puoi non renderti conto del punto esatto della vita in cui ti trovi. In città era facile, bastava andare al Santa Giulia, con in mano lo stesso Negroni di 10 anni prima e veniva naturale non vedere che il tempo fosse passato o fingere che comunque il suo scorrere non ti riguardasse.

Qui il tuo tempo lo tocchi e lo vedi ogni mattina, tra gli spiragli delle tende chiuse.

Sono molto stanca e questo ultimo mese è passato con uno schiocco di dita, tra trasloco, lotta alle mosche, cani col mal di schiena e piccole coltellate sferrate da vecchi retaggi involutivi. Però sono qui, nel mio nuovo studio, con la tendina rossa a fili e i miei film preferiti che mi fissano dalle pareti come madonne esauste.

Questa mattina ho scoperto che Ultimo sta per diventare papà e in automatico mi è tornato alla mente un istante preciso di un pugno di anni fa: aspettavo di attaccare il turno e ascoltavo “Ti dedico il silenzio”, girando in tondo come una psicopatica nel cortile di Mara dei boschi, con lo sguardo verso il cielo e il sole dritto in faccia che mi riempiva le narici. Finita la mia danza, sbucava Lamine dal laboratorio, porgendomi una coppa strabordante di gelato al pistacchio. Forse fu proprio quell’istante il mio ballo delle certezze, l’aggancio del mio baricentro che da lì non si è mai più staccato. Era il 2019, un anno che mi ha alzato il mento, allargato le spalle e messa in pace con me.

Lasciarsi vivere è il peggior torto che possiamo fare a noi stessi, ma purtroppo è una cosa che involontariamente tendiamo a fare quasi tutti ed io non mi vergogno di dire che, pur volendomi molto bene, fino a quel momento lo avevo un po’ fatto. Lo facciamo senza accorgercene, a volte crediamo di stare bene, riempiamo i momenti vuoti di cose a caso, sviluppiamo bisogni materiali che non abbiamo, ma colmano perfettamente quella riga bianca di cose che non ci siamo detti.

Quando ho trovato il mio centro, insieme a lui è arrivato un prezioso alleato che è diventato non solo il mio compagno di vita, ma la mia spada. Da quel momento tutto ha iniziato ad assumere nuovi contorni, tante persone che avevano fatto parte del mio viaggio, si sono autoespulse e persone con le quali avevo perso i contatti, le ho ritrovate. Nel momento presente il mio entourage è ben chiaro, proprio perché si è disegnato da solo. Io mi sono semplicemente dovuta sforzare a fluire senza oppormi, anche quando egoisticamente avrei tanto voluto farlo.

Guardandomi intorno in modo concreto, vedo che questo è il momento in cui siamo diventati genitori. Genitori sani. Essere genitori non avviene solo quando si procrea, lo si può essere con un amico, con un fratello, con sè stessi e addirittura con un padre. L’altro lato della medaglia ovviamente è quello dove si può NON essere genitori, nonostante l’atto di procreare. In quel caso, in futuro, si tenderà ad intossicare e iper responsabilizzare i propri stessi figli.

Nella mia teca, non si può diventare genitori se prima non è avvenuta l’uccisione psichica di madre e padre e se invece di essere degli adulti, ci si trova ancora appesi a fili invisibili, come marionette senza volontà, senza consapevolezza e senza contorni definiti.

Sono contenta di esserci io in questa teca, perché lo scorrere naturale delle cose è fatto anche di imperfezioni e penso che se agli altri lascio gli errori in buona fede, a me stessa non ne concederò più uno. E questo vuol dire che ci sarò. Vuol dire che sarò presente a me stessa quando avrò bisogno di me, e sarò presente per chiunque abbia bisogno del mio punto di vista o di avere in prestito uno dei miei libri.

Esperienze recenti mi hanno tolto un po’ di spocchia su giusto e sbagliato: ho imparato che nella vita servono a pari livello, perché l’equilibrio sul quale galleggiamo ci tenga in piedi.

Sento che, tra una minaccia nucleare e l’altra, tra i rincari, tra gli influencer che corrono come topi nelle loro gabbie dorate e ogni tanto si inforcano da soli, il vento un po’ inizia a cambiare. Prima di diventare tutti cenere, forse ci accorgeremo di quello che abbiamo fatto. Forse capiremo che avere le sopracciglia tutte uguali, le labbra tutte uguali e le unghie tutte uguali, in fondo non è servito a niente.

A me non disturba più di tanto chi pompa il nulla a status symbol tramite il suo iPhone, mi disturba però chi lo fa dalle Pinacoteche, ad esempio. Ma non mi stupisce però, sai? Per niente. Non mi stupisce perché quest’ultimo avvenimento è solo la manifestazione in larga scala di quello che avviene già da anni: influencer che non hanno mai letto un libro che scrivono libri che la Mondadori pubblica e pubblicizza che al mercato mio padre comprò. Quindi davvero ci stupiamo se quattro galline siliconate sparano flash sui libri antichi e si appoggiano alle mensole manco fossero al baretto di Zio Carmelo?

Io non sono stupita. Ma sono contenta. Perché è sempre esistita una controtendenza, una controcultura. Bisognava però mettere in discussione sè stessi e andarsela a cercare. Bisognava non farsi abbassare la soglia di attenzione a 20 secondi, bisognava non farsi convincere che i testi troppo lunghi annoiano se non li dividi in paragrafi. Invece lo avete fatto.

Sogno un tempo in cui, il tempo che viene investito per “aggiustarsi” esteriormente, venga investito per farlo dentro. DENTRO. Insieme.

Questo scritto è dedicato al pugno di persone che mi hanno sempre letta, che mi hanno sempre ringraziata, che mi hanno spronata a continuare senza farmi condizionare dai bisogni delle masse. Non siete stati molti, ma siete stati e questo conta. Volevo rassicurarvi che continuerò a scrivere, volevo informarvi che in cantiere ci sono tre bei libri in evoluzione e che adesso vivo in un contesto che mi dona la giusta pace per non intossicarmi di smog emotivo. Volevo dirvi che, da buon genitore di me stessa, ci sono e ci sarò.

Questo scritto è dedicato a chi ha visto da vicino il mio percorso e riesce a percepire quanto è alta la montagna dove ora poggio il culo.

E grazie. Nulla è mai scontato.

Questo scritto è dedicato anche ad Ultimo, come buon augurio, perché le urla con le quali ha dato cazzotti alla mia anima, possano tornargli indietro come stelle della buonanotte, sulla culla che ci sarà.

A.

One Comment

  • S.

    Felice di rivederti scrittrice del mio cuore!
    Leggendoti ho potuto annusare, vedere e passeggiare nel tuo nuovo mondo meraviglioso, cara la mia Alice!
    Vorrei dirti bentornata ma invece ti sussurro ” benvenuta”, si, lo sussurro, perché nei luoghi incantati si parla a bassa voce. Benvenuta nella terra dove il tempo scorre piano e non fa male, i profumi inebriano e gli uccellini annunciano che un nuovo giorno sta per cominciare.
    Grazie per aver condiviso i tuoi pensieri.
    Sei speciale!

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