Seen worse days

Troppo spesso mi ritrovo in questi lidi a far polemica sulla decadenza dell’arte nella musica, nella scrittura e nella vita in generale, perché vedo tutti i luoghi sacri venir profanati dalla fame di approvazione, click e denaro, con la conseguente dipartita di quell’esigenza che dà un senso a tutto ciò che dovrebbe essere semplicemente voce dell’anima.

Così ho imparato che la vita va guardata tra le righe e questo lo voglio gridare a gran voce. Perché tra le righe si nascondono gli esseri umani speciali, gli artisti speciali, che fatichiamo a trovare, perché le righe fanno troppo rumore.

Sabato scorso sono scesa dalla valle nella quale mi sono trasferita da poco più di un mese, per andare allo Spazio 211 ad ascoltare Postino, un artista che ho conosciuto un pugno di anni fa, in uno dei periodi più trasformativi della mia esistenza. Tanti ricordi si sono legati indissolubilmente alle sue canzoni: l’attacco di panico che mi ha sorpresa mentre ascoltavo “Ambra era nuda” sdraiata su una panca di pietra, davanti alla gelateria dove stavo per attaccare il mio turno. Ma anche le serate a lume di candela con me stessa chiusa nella mia stanza ad accarezzarmi le pieghe, la forza di uscire, di brillare, di essere.

Non potevo mancare, dunque, non potevo lasciarmi scappare l’occasione di urlare tutto quello che per troppi anni ho contenuto e/o ignorato. Ho così reclutato tre delle mie persone (senza ordine morale) e abbiamo cantato e ballato, mentre le zanzare si nutrivano di noi e il mondo oltre quel lembo di prato svaniva in un vortice di inconsistenza. Quel mondo dove, poco fuori dai cancelli, in quel quartiere duro, sfilavano ragazzi ridotti a zombie, ragazzi che forse non hanno trovato in niente e nessuno la forza di esistere.

Ognuno ha il suo senso in questa vita e credo che le tipologie di persone siano fondamentalmente due: chi si vuole vedere e chi si vuole distrarre. E il concerto di Postino non è stata distrazione né intrattenimento, ma piuttosto un lungo viaggio dentro sé stessi, dentro ognuna delle proprie parti: quelle belle e quelle orribili che valgono esattamente lo stesso. È stato un viaggio tra i ricordi più brutti, dentro le sfide più grandi, un macigno di dolore leggero che può guarire solo danzando.

Samuele e i suoi musicisti sono stati bravissimi dottori: ho visto comparire davanti ai miei occhi una bolla calda di intimità, che mi ha avvolta e sorretta… e il mondo non c’è, ora non c’è. E giuro di aver visto Incubo (l’artista che ha aperto il live) soffiare per dar vita a quella bolla, che si è fatta più grande di minuto in minuto.

Quando la musica è finita la bolla è scoppiata e siamo tutti un po’ svaniti, fondendoci con il prato, diventando zanzare.

Provare felicità grazie agli schiaffi in faccia sembra impossibile, invece può e secondo me DEVE succedere.

Tutto questo per dire grazie, grazie a questo spazio che, seppur poco battuto, ancora c’è. Con la speranza che non arrivi un tempo in cui l’anima resterà solo un ricordo vago, tra un reel e l’altro.

Love,

A.

2 Comments

  • Anonimo

    È stato un viaggio meraviglioso.

    Con i suoi testi di esperienze, è riuscito a racchiudere le Sue storie, con le Storie di ognuno di noi.
    L’ho sentito particolarmente vicino in ogni singola parola e mi sono commossa a ogni testo.
    È stata una serata in cui sembrava davvero di essere intimamente dentro ‘la bolla’ e mi sono sentita meno sola.
    Grazie
    🖤

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