Pagelle Sanremo 2026 – Prima Serata


Aggiornamento del 28 Febbraio: la premessa la faccio a freddo, perché purtroppo non sono quel tipo di essere umano che riesce a guardare una Kermesse ipocrita senza sentirsi un po’ sporca. Perché lo faccio allora? Per le canzoni. Ho il maledetto difetto di cercare l’anima delle sfumature, ho l’ardire di scomporre il prodotto commerciale per cercarne l’essenza. Forse sono un po’ una ricercatrice. Ma sono umana e fallace e l’impegno che ci metto mi sfianca. Ma sento di doverlo fare, perché per me (che scrivo) ogni occasione buona per farne un caso di studio deve essere presa al volo.

Ciò detto, ho AMATO il momento papere fatte con l’AI, soprattutto perché l’AI generativa la sto studiando da mesi. Devo dire che nel momento papere si è creata una forma di realtà grottesca molto più onesta di mille parole e anche delle mie considerazioni.

Ditonellapiaga: La serata inizia con lei. “Che fastidio” era forse il titolo più promettente di una lista di titoli — bisogna dirlo — francamente insulsi. Scende come una Sailor dalle scale (figa vera), poi si esprime con un pezzo che fa polemica per un pubblico che non ha mai davvero osato farla. Insomma, gli indignati seduti: quelli che “sì, fa tutto schifo, ma va così”, almeno finché non parte il pezzo giusto. Voto: 6.2.

Michele Bravi: Vestito come un damerino vecchia scuola. Già gli credi dalla postura. Poi parte insegnandoci la poesia di prendersi per il culo: se un amore è fallito, sarò anche io un po’ lo sfigato della situazione? Sì. Ma il suo è un sì elegante. Voto: 8.

Sayf: Non lo conoscevo. Scende in gessato con le treccine: dissonante. Dove va? Va dai bar di provincia al tuo dolore più profondo. Ha scritto pensando davvero a cosa di te voleva “colpire”. Voto: 7.7.

Mara Sattei: Parla di rosa, di autoaffermazione. E la cosa bella è proprio questa: non sculetta, non fa scena, non recita la diva. C’è e basta. Voto: 6.8.

Dargen D’Amico: Io ho una mente che corre veloce, ma con lui vado in testacoda. AI, AI cosa? Poi comprendo: nella pelle c’è sempre qualcosa in più, a patto che tu lo sappia rifare. Sempre polemica, ma non sterile. Uno che costringe a pensare persino una come me, che con le pippe mentali ci ha fatto sussistenza. 6 politico.

Arisa: Una favola in bianco. Grazia da diva d’altri tempi. Odio le rime baciate, ma il ritornello è un incanto. Le favole sono sempre necessarie. Voto: 7.

Luché: Ci speravo, ma no. Tempo e intonazione persi insieme al testo, in quel posto dove i Coma Cose pensavano che Sanremo non li avrebbe snaturati. Voto: 5.5.

Paradiso vs Meta: Tommaso (voto 6) è un grande papà che sembra essersi rotto anni fa; il suono è un carillon stanco dei The Giornalisti che ancora sfumano via. Al contrario, Ermal Meta (voto 7.5) fa quello che Paradiso non riesce a fare, e lo fa in scioltezza.

Samurai Jay & Elettra: Samurai Jay… più che un pezzo nuovo sembrava un plagio di “Nera” di Irama. Chi sa, sa. Elettra Lamborghini? Non l’ho ascoltata. “Bum Bum Bum” è tutto ciò che posso dire. NC.

Patty Pravo: Testo scritto da un ragazzo molto più giovane. Una diva vera che cede il passo: spostatevi voi. Voto: 8.

Raf & J-Ax: Raf si prende un 10 politico. Mi ha fatto una carezza e, incredibilmente, le carezze mi piacciono. Anche J-Ax ha colto il punto su un ritmo Western inaspettato dopo un passato che ha un po’ (in passato) banalizzato un eroe generazionale. Voto 7.

Fulminacci: Un altro 10 politico. Testo elegante, un Tenco del 2026 ma con la canna in mano. Mi piace.

Levante: Non è il mio genere, ma il suo pezzo mi ha fatta entrare da qualche parte: non sono fan, ma ho Sentito. 6 politico.

Fedez & Masini: Parlano del dolore di Fedez. Io che conosco il dolore di Masini avevo aspettative “alte”, forse troppo solo per me. Ma ogni dolore è alto. Canzone sentita. Ogni dolore è sentito. Se io non lo sento, sono solo cazzi miei. Voto 8.

Nayt: Un’operazione nostalgia travestita da novità. Scende le scale come se dovesse consegnarci il segreto dell’universo, ma è un Frankenstein musicale: parole rubate letteralmente a Neffa (Non vedi me), ritmo e cadenza presi dai One Mic e dai Sottotono (ma sono certa mi ricordi proprio un pezzo in particolare che proverò a farmi venire in mente prima della serata finale. Ce l’ho lì ma mi sfugge il titolo). Un ottimo imitatore con la memoria corta, che conta sulla memoria corta del pubblico. Voto: 5.

Serena Brancale: La tecnica del conservatorio che cerca il fango della strada. È brava, forse troppo, ma quel “vissuto” sembra una spruzzata di fango artificiale su un abito di lusso. Voto: 6.5.

Eddy: Tutt’altra storia. Operazione onesta: il Vasco più consumato mixato con la scrittura “figa” dell’indie. Non è un plagio, è un’attitudine. La indossa come una giacca vecchia che gli sta da Dio. Voto: 7.5.

Sal Da Vinci: Qui si fa dura essere gentili. Un plagio costante di tutto e di niente. Un loop di melodie già sentite e testi da algoritmo del sentimento mediterraneo. Un “già sentito” monumentale che però strappa la standing ovation degli indignati seduti. Voto: 5.

Enrico Nigiotti: La rivincita della sostanza. Non scimmiotta nessuno, sale sul palco con la verità di chi sa che il dolore non ha bisogno di algoritmi. Normalità artigianale, “di pancia”. Se vincerà, sarà l’atto più rivoluzionario della serata. Voto: 8.

Tredici Pietro: La sorpresa. Non plagia il padre, ma ripesca gli anni 2000 con una sensibilità artistica personale. Ha stonato per la foga? Meglio. La sua sbavatura è segno di vita, fame e verità. Voto: 7.2.

Chiello: Chiude il cerchio. “Una giornata al parchetto” è un manifesto di fragilità sfacciata. Niente architetture barocche, solo asfalto e domeniche vuote. Autenticità disarmante. Voto: 8.2.

Bambole di Pezza: Finalmente un po’ di sana elettricità che non puzza di finto. Il loro è un rock che non fa sconti e che arriva dritto in faccia, senza le moine da classifica di molte colleghe. Hanno l’attitudine di chi il palco se lo mangia e una coerenza che in questo Sanremo di “cloni” è ossigeno puro. Non cercano di compiacere gli “indignati seduti”, cercano di svegliarli a testate sonore. Voto: 8.

*getta la penna per terra*

PS: ovviamente questi voti potrebbero letteralmente ribaltarsi (come già successo) dopo qualche ascolto. Ci rivedremo per le pagelle della serata finale e forse per quella delle cover.

Grazie per la cortese attenzione! Muah!

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