Scarpette d’oro
Ansia da pagina bianca, aspettando che scatti quel *click*.
Sto prendendo appunti disordinati, in dei piccoli quaderni, ogni tanto mi scopro a scrivere nella mente, passeggiando, ma non mi resta nulla da buttare giù.
La verità è che sono solo stanca. Questo è un periodo di rivoluzione di un’esistenza, la mia. Un’esistenza che si è sempre accontentata dei margini, che non ha mai fatto troppo rumore.
Se adesso sono qui e mi sforzo di scrivere, è perché sento di dovermi delle spiegazioni e di doverne altrettante qua e là.
Ci sono persone che ho perso per la strada e forse tu che leggi sei una di quelle. Non so come sia accaduto, ma so che ho smesso da un pezzo di oppormi alla corrente. Sono un po’ di anni che non riesco ad annoverare niente nella mia vita che non sia vero, pulito, utile, costruttivo, evolutivo. Ho sviluppato una naturale tendenza a defilarmi silenziosamente da situazioni che non mi danno più niente e alle quali non ho più niente da dare.
Se questo mio cambiamento ha ferito o continua a ferire qualcuno, chiedo umilmente scusa. Ma mi sembra sano chiarire che per me è diventata un’esigenza fisiologica.
Là fuori non c’è nessuno a cui voglia male e nessuno a cui credo di aver mai fatto particolarmente male. Questo conta. La cosa che miro a fare è lasciare, con buona pace di tutti, persone e situazioni nel passato.
Forse ho faticato troppo, disperso troppe energie e adesso che per me è un momento trasformativo, non ho abbastanza carica per guardarmi indietro e non riesco ad accettare nulla che non mi risulti estremamente semplice.
Accanto a me sono rimasti pochi alleati e sono solo quelli con cui non c’è stato bisogno del minimo sforzo. Che mi hanno seguita senza bisogno di chiedere, che hanno dato, alla mia fase di profondo cambiamento, il giusto valore e la giusta vicinanza.
Non provo rancore per gli altri ovviamente, anzi. Provo un grandissimo affetto nel lasciare andare. Perché ormai siamo tutti grandi, in famiglie che abbiamo scelto, alcuni felici, altri insoddisfatti. Forse, l’amicizia di un tempo, ci darebbe solamente l’illusione di essere ancora lì: a perdere la tridimensionalità delle scale ai murazzi, a disperarci in collina davanti ad uno Spritz, a vomitare nel bagno di Gianca, a comprare caramelle rosa a forma di cazzo in un negozio in centro, a parcheggiare nei sotterranei de La Rotonda, a fare le vasche in via Po, a piangere per la relazione andata male di turno.
Per me crescere significa rispettare e rispettarmi e nel rispetto di tutti non simulerò mai gradimento, non forzerò rapporti, non darò grandissime spiegazioni ai miei atteggiamenti, a meno che non mi vengano chieste. E ovviamente cercherò di fare lo stesso con gli altri.
Non è uno scritto particolarmente emotivo questo, a differenza dei miei soliti (quindi speriamo anche con meno refusi), è anzi particolarmente lucido. Non credo di aver mai scritto in preda a lucido sfinimento.
Un’altra cosa della quale mi sto rendendo conto, è che non c’è cosa più complessa di esistere con la propria piena e irremovibile soddisfazione. Se me lo avessero detto in passato, avrei faticato a credere che proprio le persone più vicine, sarebbero potute arrivare come corvi, a banchettare e distruggere.
Quelle persone che apparentemente per te volevano il meglio, che ti hanno visto sanguinare, piangere, gridare. Improvvisamente sei felice e questo non gli piace. Ti preferivano a terra, preferivano guardarti dall’alto, mentre ti tendevano la mano. Ora che sei felice lo sentono, sentono che è reale e questa è una gigante lente sopra la loro miserabile insoddisfazione.
Come hai osato lottare per ottenere ciò che desideravi e addirittura riuscirci?
Ingrato!
Se il mondo è allo sbando è perché in pochi si prendono in carico sè stessi. La maggior parte delle persone, vive alla disperata ricerca di qualcuno che stia peggio, per sentirsi meno miserabile. E da qui nascono amori e amicizie, che espandono le loro radici marce e li chiamano rapporti.
Stupidi giochi di potere, torbide manipolazioni, energie lerce. Il problema, se così lo vogliamo chiamare, è che da quando ho iniziato ad essere consapevole di tutto questo, partendo dai miei rapporti più stretti, sono diventata incapace di abbozzare. Riesco a sentire l’odore di questi intenti, semplicemente entrando in una stanza.
Forse l’essere venuti a vivere in valle, ha rappresentato concettualmente “sollevarsi” da qualcosa, sottrarsi. Fare dei passi avanti, viene naturale da qui: l’aria è pulita, il sole è ancora caldo, sulle cime si vede di nuovo la neve, alcuni alberi sono arrossiti. Forse però non è un caso che la nostra tana sia tutta in salita. Mi osservo mentre salgo e scendo le scale, con la sacca da viandante e il cane in braccio, con la pressione alta, i maldestri tentativi di socializzare, le crisi di nervi, i tentativi di tenermi eretta. Perché nemmeno per noi è facile, non ancora, ma almeno è vero.
Spero che le ultime scorie che pian piano salgono a galla ancora adesso, si fagocitino da sole e capiscano che da qui non passa un ago. E non passerà mai. Perché noi, a differenza degli altri, ci siamo presi la responsabità di noi stessi e abbiamo smesso di avere aspettative nei confronti degli altri. Non ne abbiamo neanche l’uno verso l’altro. Eppure, fuori da questa porta, bussano ancora persone che hanno troppo da pretendere.
Tra dieci giorni indosserò le mie scarpette d’oro e il loro primo passo, sancirà un nuovo inizio. Una strada appena asfaltata, senza più doveri, senza più rancori, senza più strascichi, senza più arroganza o possesso.
Sarà una nuova alba e sarà nuova luce.
Io ho perdonato tutti, lo giuro.
Ora perdonate la mia felicità.
A.

2 Comments
Reginaldo De La Croix
La tua emotività è densa e “lucida” come l’oro fuso che, una volta versato nel calco, raffreddato, solidificato e lavorato, indosserai ai piedi..
evitolaforma
Ti amo Reginaldo.